Il progetto

MOTIVAZIONI

Contesto Geografico. Il contesto in cui si prevede il campo d’azione sono le Serre Consentine e in particolar modo Marano Principato e i comuni limitrofi.
Il progetto nasce da un analisi del territorio principatese e poi esteso a tutta la zona delle Serre Cosentine; esse iniziano a nord col comune di Rende e terminano a sud col comune di Paterno Calabro. Abbandonando Cosenza e recandoci verso ovest si nota che questi nove comuni sono caratterizzati da una comune geografia in senso longitudinale: i loro territorio si estendono in modo più o meno omogeneo da est, la parte bassa (c.a. 250 m s.l.m.), verso ovest, la parte alta (1542 m s.l.m. di Monte Cocuzzo). Naturalmente le zone ad est, che sono in prossimità del capoluogo sono le più densamente abitate e con degli insediamenti di fabbricati notevoli e un aumento abitativo costante negli ultimi 20 anni; man mano che ci si allontana, la collina diventa più irta e il paesaggio lascia spazio ai castagneti: siamo sulla linea del Castagno (c.a. 550 m s.l.m.), gli insediamenti abitativi diventano più radi e l’osservatore intuisce subito che siamo in piena area rurale; ad ovest la maggior parte dei comuni proseguono il loro territorio fino a valicare le cime e spesso ad oltrepassarle, l’ambiente è tipicamente montano: disabitato, fresco, con fitti boschi di faggi, ontani e querce. In genere il manto nevoso è presente d’inverno sulle alture al di sopra dei 800 m, mentre la piovosità ha punte oscillanti tra i 1.300 – 1.700 mm l’anno.

Contesto Storico. La maggior parte dei borghi in questione hanno vissuto nella quotidianità del proprio lavoro e affrancandosi molto più tardi dai vincoli feudali soltanto per l’evolversi dei tempi, non ha permesso che venissero a verificarsi, nel passato, le condizioni necessarie per la formazioni in loco di un patrimonio artistico ed architettonico di particolare interesse.

Storicamente questi piccoli borghi rurali si sono adagiati, nei momenti più turbinosi dei capovolgimenti che hanno investito tutta l’area meridionale di Napoli, in una sorta di biblica accettazione dello stato di fatto. Forse perché nella turbinosa vicenda storica del trionfale illuminismo, matrice dei ribaltamenti politici, nelle Serre, è mancata quella molla di avanzamento sociale propria della nascente borghesia. Così nel lungo letargo feudale i borghi non avvertono aneliti di rinnovamento e si adagiano al riparo di una guardia feudale che assicura quel livello sia economico che sociale accettato di buon grado; ma tutto ciò soffoca ogni sogno di indipendenza. Quando il 2 agosto 1806 Giuseppe Bonaparte emana i decreti di abolizione di ogni diritto feudale, al di là di ogni pur valida considerazione di ordine storica, sulle Serre Cosentine si aprono orizzonti nuovi, che sono di avanzamento sociale e di presa di coscienza, soprattutto di partecipazione diretta alla gestione della propria vita. Da comparsa a protagonista.

È pur vero che l’eversione spiazza la feudalità cui toglie ogni significato d’ordine civile ed economico, ma è altrettanto vero che i decreti francesi, fissano i termini per la ripartizione delle terre e quindi portano scompiglio nell’economia locale. Un’economia povera che diventa ancora più povera allorché l’unità contadina esce dal contesto feudale ed entra nella dimensione feudale di una microeconomia. Le quote assegnate ai contadini sono di piccole dimensioni, prive di scorte, mal ubicate e con scarsa redditività, diventano inadeguate a soddisfare le esigenza familiari; mancano i sostegni delle corporazioni, che il feudatario presente ed attento concedeva; per cui, in pochi anni, la situazione precipita. Inverni freddissimi e periodi di siccità, costringono lo stato a consentire ai contadini la facoltà di alienare la concessione regia. È come dire che i cittadini, acquisendo i diritti reali, da quotisti diventano proprietari. Ed è questo lo sbocco più significativo di una riforma che, nata sulle ceneri delle feudalità, mirava alla costituzione di una classe contadina capace di formare una struttura vitale della nuova società. Ma nelle Serre tutto questo ha avuto una significativa e capovolgente controindicazione: appena avutane la possibilità ai contadini non sembra vero di vendere le quote che vengono subito acquistate dalla classe emergente (farmacisti, notai, medici), che trova nella proprietà terriera intanto la concretizzazione di un’antica aspirazione e poi uno “status” che legittimi la scalata alla considerazione della società. A comprarle sono in pochissimi, per cui la proprietà fondiaria si riaccorpa intorno a poche famiglie; questo stato di fatto dura fino alla fine del secolo XIX, a conclusione dell’avventura Garibaldina e dopo l’effimera restaurazione borbonica, i comuni delle Serre entrano nell’unità nazionale. Su questo scenario dominato da una preoccupante carenza di liquidità finanziaria, i contadini trovano soluzione nell’emigrazione. Partono tutti, o quasi. E la fuga dalle campagne assume proporzioni bibliche fino a spogliare l’assetto sociale di ogni risorsa umana, i proprietari terrieri restano senza braccianti; è pur vero che le rimesse degli emigrati tonificano l’andamento economico locale e a volte arriva la possibilità di acquistare terreni; ma sono sporadici ed effimeri e cessa quando il nucleo familiare, nella sua interezza, varca l’oceano. I latifondi spesso polverizzati restano abbandonati, i grandi proprietari senza risorse umane.

È la definitiva diaspora dalle campagne. Le ondate migratorie dopo la prima e la seconda guerra mondiale accentuano la gravità della situazione, senza considerare che eredità e successioni aumentano la piaga della polverizzazione dei latifondi. È in questi anni che la vita dei comuni delle Serre Cosentine comincia a trasformarsi, soprattutto per effetto dei notevoli risparmi granellati all’estero dagli emigrati; ma gli investimenti puntano sull’urbanizzazione: i centri urbani si trasformano e tutta una serie di costruzione danno alle Serre il volto che oggi conosciamo; nasce l’interesse per la cultura, per lo sport, per le attività sociali e ricreative, ma le antiche origini che provengono da un’agricoltura diversificata e da un allevamento essenziale vengono quasi dimenticate; la gente semplice e genuina, attaccate alle proprie cose e alle antiche tradizioni, con un solido senso della famiglia, dei valori e dei principi saldi che hanno dato uomini e donne di grande creatività e talento, sono ormai un ricordo quasi trapassato o per di più da alienare e scongiurare poiché sinonimo di povertà e arretratezza.

Quelli che erano terrazzamenti di terreni resi piani da muretti di pietre trasportate e incastrate da intere famiglie più di 150 anni fa sono destinati alla crescita di roveti, che salgono sugli alberi d’olivo ormai secolari che restano incolti e destinati a una lenta morte.

Quelli che erano i boschi di maestosi e curati castagni, innestati con tecniche antiche non presenti in nessun manuale, accessibili da intrecciate mulattiere vicinali e comunali; sono caduti per mano d’uomo sopra i pagliai che facevano da copertura per i contadini e per il pascolo in caso di temporale. Tuttavia oggi di quel castagno l’unico utilizzo di estemporanea liquidità è l’abbattimento del pregiato legno o comunque l’abbandono, poiché troppo faticosa la sua cura, troppo complicato stare ai tempi della natura: potare quando è tempo di potare, pulire quando è tempo di pulire, raccogliere quando è tempo di raccogliere.

Contesto Sociale.
Una società locale, della periferia cosentina, demograficamente piccola. Le Serre risentono molto, in maniera negativa il flusso immigratorio di nuove famiglie; la mancanza di una politica di aggregazione, rende questi antichi borghi contadini, una complessa fotografia della società globalizzata, che:
  • ha limitato i rapporti interpersonali
  • ha distaccato i cittadini dalle origini
  • incoraggia l’avere più che l’essere
  • emargina l’etica cristiana
  • pone “l’altro” ai margini
Tutto ciò porta, col passare degli anni ad una perdita delle tradizioni e della memoria, disconoscenza del luogo in cui vivono, la trasformazione dei paesi in quartieri dormitori.

Contesto Politico e amministrativo europeo. La Politica Agricola Comune (PAC), nel 2003 ha subito una sostanziale riforma che ha voluto mandare un messaggio importante agli agricoltori europei: è ora di riscoprirsi e rinnovarsi.

Sono 4 i punti qualificanti della riforma.

1) DISACCOPPIAMENTO

Il sistema di aiuti diretti in vigore fino al 2003 sono sostituiti dal gennaio 2005 da un pagamento unico per azienda, disaccoppiato dalla produzione.
Il disaccoppiamento permette all'agricoltore (soprattutto nel settore dei seminativi) di svincolarsi dalle colture a cui era destinato l'aiuto nel passato, scegliendo cosa coltivare in base alle convenienze del mercato. Si dovrebbe, in questo modo, ovviare alle distorsioni sui prezzi dei prodotti creata dal sistema dell'accoppiamento e riequilibrare domanda e offerta. Si vuole contrastare la produzione motivata solo dai sussidi e la vendita a qualunque prezzo: l'agricoltore dovrebbe acquisire una mentalità di mercato che orienti la sue scelte sul prezzo atteso del proprio prodotto.

2) MODULAZIONE

La modulazione presuppone una riduzione lineare degli aiuti della Pac nel corso degli anni. Le somme tolte agli aiuti vengono in realtà spostate agli incentivi al Piano di Sviluppo Rurale, rimanendo, di fatto, a disposizione di agricoltori e allevatori. Una ripartizione degli aiuti, quindi, da quello che nel linguaggio tecnico si chiama primo pilastro (misure di mercato) al secondo pilastro della Pac (misure di sostegno rurale) per stimolare lo sviluppo dell'ambiente rurale nel suo complesso, salvaguardandone le caratteristiche economiche, storiche, sociali e culturali.

3) SVILUPPO RURALE

Lo spostamento di fondi sul secondo pilastro della Pac rivela una forte volontà di valorizzare le particolarità del territorio rurale soprattutto per quel che riguarda la qualità dei prodotti: incentivi per la partecipazione a sistemi di qualità e a corsi di formazione, per offrire servizi di consulenza, per potenziare la multifunzionalità dell'agricoltura, per promuovere i prodotti tipici e tradizionali.

4) CONDIZIONALITÀ

Se il disaccoppiamento svincola gli aiuti dalla produzione, la condizionalità li subordina al rispetto delle regole agroambientali. Cioè: la Pac ha un'impronta sempre più “verde”. Vale il principio “inquinatore-pagatore” per il quale chi è responsabile del deterioramento delle risorse naturali deve accollarsi i costi dei danni provocati. In questo caso si tratta di una riduzione dell'aiuto concesso.

La riforma prevede di arrestare la continua diminuzione degli addetti al settore agricolo: in Italia si è assistito ad una diminuzione di 411.764 aziende agricole (pari al 13,6%) nel periodo compreso tra il 1990 e il 2000 (censimento generale dell’agricoltura, ISTAT 2001).

Bisogni, presenti nel contesto che motivano un intervento, sono in particolar modo:
  • Valorizzare quello che è già esistente.
  • Stimolare lo sviluppo dell’ambiente rurale.
  • Valorizzare le particolarità del territorio soprattutto per quel che riguarda la qualità dei prodotti attraverso il turismo.
  • Agire secondo un’ottica di turismo sociale, sostenibile e solidale.
  • Sensibilizzare i proprietari terrieri alla valorizzazione dei terreni agricoli.
  • Ristabilire la originale entità rurale dei territori delle Serre, facendo del progresso tecnologico e dei nuovi strumenti di conoscenza, risorse da utilizzare in modo positivo e prolifico.
  • Valorizzare e rivalutare in senso economico e ambientale il territorio montano.
  • Utilizzare in maniera sostenibile e diversificata i terreni agricoli e i boschi di castagne.
  • Acquisire una mentalità di mercato.
  • Politiche di corporazione dei latifondi polverizzati.
  • Messa a coltura dei fondi incolti da anni e in stato di completo abbandono.
  • Un’agricoltura del territorio, che valorizzi i prodotti tipici e le tradizioni enogastonomiche.
  • Una sostenibilità dell’ambiente, in particolare dell’assetto idrogeologico del territorio.
  • Assicurare condizione di vita dignitose alle comunità del territorio,aumentando i guadagni individuali degli addetti al settore.
  • Una cultura del lavoro nel settore agricolo.
  • Riallacciare i rapporti con la propria terra.
  • Rendere il territorio più vivibile.
  • Promuovere il protagonismo positivo dei giovani.

IDEA CHIAVE DI FONDO

Valorizzare in maniera sostenibile e diversificata, attraverso un’azione agricola e turistica, il territorio rurale delle Serre Consentine e i prodotti da essi derivati.

DESTINATARI

Destinatari dell’intervento saranno i territori agricoli dell’area delle Serre Consentine, iniziando con alcuni ettari messi a disposizione dai soci e da un terreno di 25000 mq da acquistare per la costruzione di una struttura agrituristica.
Indirettamente destinatari saranno anche i giovani a cui sarà data un’occasione lavorativa o di formazione; così come gli ospiti accolti nella struttura a cui si cercherà di dare risposta esperenziale dei bisogni prima elencati.

OBIETTIVI GENERALI

  • Valorizzare e riqualificare, in termini di profitto sostenibile, tradizionale e ambientale, i territori rurali delle Serre Consentine e i suoi prodotti.
  • Formare i giovani al lavoro agricolo e di accoglienza; a un lavoro che deve essere rispettoso del territorio, delle tradizioni, dell’ambiente e della persona.
  • Dare la possibilità, ad ospiti, di vivere l’ambiente in modo sano e naturale, facendo conoscere i cicli della natura, la produzione degli ortaggi e della frutta, la trasformazione dei prodotti e i piccoli allevamenti.
  • Realizzare un ambiente che consenta la gente di godere una vita lunga sana e creativa, questa può apparire una verità elementare, ma spesso viene dimenticata nell’urgenza di accumulare beni e ricchezze finanziarie

RISORSE SU CUI SI PUÒ CONTARE

Questo processo di attivazione nasce da una “VISIONE”, far sì che sia un sogno, che germoglia dall’esperienza di un gruppo di giovani nati e cresciuti in un territorio, che solo alcuni anni fa aveva una vocazione totalmente diversa, e sicuramente non certo vocato all’area urbana; la rivalutazione dei terreni agricoli, dei prodotti tipici, dei sapori tradizionali, della storia e delle tradizioni povere e contadine. Come un quadro in cui si intravedono le linee e a che vogliamo realizzarlo in pienezza. Certo non basta un gruppo di giovani motivati, ma dovrà essere un processo di responsabilizzazione della comunità locale, le istituzioni, le imprese, le associazioni; processo che sia partecipato e concertato dando innanzitutto attenzione alle persone.

Oltre alle risorse umane che saranno direttamente impiegate nella realizzazione dell’attività agricola, ci sono presenti alcuni facilitatori che stimolano e consigliano le idee progettuali, aiutano alla messa in opera del progetto, stimolano l’affitto o il comodato dei terreni, si impegnano nel found reacing. Tra questi: la Parrocchia Maria SS. Annunziata, la Pastorale Diocesana per i problemi sociali e il lavoro attraverso il Progetto Poliporo; la fondazione San Bruno, la confcooperative, la coldiretti.

Tra le risorse strutturali abbiamo i terreni messi a disposizione dei soci dell’attività agricola, un terreno di 25000 mq acquistabile per la costruzione di una struttura agrituristica.

AZIONI

Si elencano macro azioni senza la descrizione analitica, i tempi e i nessi tra di esse.
  • Individuare eventuali altre risorse umane che vogliano intraprendere questa attività.
  • Costituire una Associazione di Promozione Sociale che si occupi della promozione specifica dei territori rurali, dell’ambiente e dell’agricoltura tipica, che sia da facilitatore sociale per il recupero dei terreni, che faccia rete di sensibilizzazione nel mondo del sociale, che si occupi della formazione specifica dei giovani interessati, dei soci, degli ospiti e delle comunità locali.
  • Ricercare la forma giuridica adeguata di costituzione dell’attività (cooperativa, società, piccola impresa, ecc.).
  • Campagna di pubblicitaria del progetto.
  • Ricercare e recuperare (secondo modalità contrattuali non ancora definite) i territori rurali non messi a coltura e non utilizzati secondo le naturali potenzialità; attraverso anche l’Associazione.
  • Start up delle attività agricola con le risorse fino a questo punto possedute.
  • Richiedere un finanziamento con fondo perduto.
  • Costruzione della struttura agrituristica
  • Ricerca e avvio di eventuali altre attività correlate, ma non propriamente  agricole (allevamento di trote, maneggio, escursionismo, sport rupestri, ecc.)

COMUNICAZIONE

Bisogna dare al progetto e alle singole azioni risonanza pubblica per l’accreditamento sociale del proponente, attraverso la rete delle associazioni, delle istituzioni, e della pubblicità. Evidenziare la matrice promozionale e sociale del progetto, iniziando dalle risorse umane attive, le quali dovranno formarsi al lavoro socialmente utile per la comunità e per gli avventori.

ELEMENTI CRITICI E FATTORI DI POSSIBILE SUCCESSO

Gli aspetti che potrebbero pregiudicare  la riuscita del progetto ed il raggiungimento degli obiettivi, possono essere:
  • Poca disponibilità da parte delle risorse umane ad affrontare uno start up rischioso.
  • Non avere nessun tipo di contributo economico.
  • La demoralizzazione da parte dei facilitatori.
  • Gli elementi che renderanno più semplice la riuscita del progetto ed il raggiungimento degli obiettivi, possono essere:
  • Entusiasmo e disponibilità attiva da parte delle risorse umane
  • Coinvolgimento e aiuto da parte dei facilitatori e della comunità locale.
  • Campagna pubblicitaria adeguata.
  • Poter contare su contributi economici a fondo perduto.
  • Costruzione, in pochi anni, della struttura d’accoglienza agrituristica.
  • Ottimo start up della prima attività agricola.
29 giugno 2007 (Santi Pietro e Paolo)